ciao mou
tu sei e sarai sempre il migliore di tutti
mi piacerebbe un giorno conoscerti sarebbe un grande
onore trovarsi di fronte ad un'uomo unico
ciao bacioni barbara
"Hanno scelto per noi i colori del cielo e della notte. Cento anni dopo li ringraziamo ancora per aver fondato l'Internazionale Football Club. Era la sera del 9 marzo 1908. Erano poco più di quaranta, oggi siamo milioni. Si radunarono al ristorante l'Orologio, nel cuore di Milano; erano ribelli e avevano un sogno: dare la possibilità a tutti, italiani e stranieri, di giocare al calcio per una sola bandiera, nerazzurra".
"Sono passati cento anni: di amore e di bellezza, di attese e di fantasie, di campioni, di vittorie, di orgoglio. Di tantissimo orgoglio. Questa è la notte della memoria e del futuro, del filo che unisce i campioni di ieri, di oggi e di domani. È la notte che sognavano in quel lontano 9 marzo e che noi regaliamo ai nostri bambini".
"Questa è la notte di tutti gli interisti, piccoli e grandi, vicini e lontani. Per cento di questi giorni. Per cento di queste emozioni.
Termina 0-2 il confronto tra Bayern Monaco e Inter, finale di Uefa Champions League 2009-2010. L'Inter - dopo 45 anni di lunghissima attesa - conquista la Champions League, la terza nella sua storia. Massimo Moratti esulta di gioia per un risultato storico, come quello ottenuto da suo padre Angelo. Anzi, ancora più storico, perché quest'Inter, l'Inter di José Mourinho, raggiunge un traguardo mai conquistato prima in Italia. Una tripletta mozzafiato: Coppa Italia, campionato e Champions League.
Dopo una prima mezzora a reti inviolate ma con occasioni da entrambe le parti, arriva al 35' il vantaggio dell'Inter, grazie al tandem Milito-Sneijder: l'argentino, su rimessa di Julio Cesar dal fondo, serve di testa Sneijder, che gli restituisce poi il pallone rasoterra, per il gol del vantaggio, implacabile, di destro. Il secondo tempo si apre con un Bayern davvero aggressivo, che già al primo minuto va vicino al gol con Muller, ma Julio Cesar fa una parata che vale un gol. Un minuto dopo, è quasi raddoppio nerazzurro, con Milito che serve Pandev, il macedone va al tiro ma Butt riesce miracolosamente ad alzare sopra la traversa. Il Bayern è agguerritissimo, ma Julio Cesar miracoloso più di una volta. Al 25' della ripresa, dopo un grande salvataggio di Samuel, in contropiede parte l'Inter, con Eto'o che serve Milito, che dribbla la difesa avversaria e di destro beffa Butt. Raddoppio per il Principe, raddoppio per l'Inter, con esplosione di gioia. I tifosi nerazzurri, impazziti di felicità, invocano prima Milito e poi Mourinho. Si conclude il match e ha inizio una festa che ha dello storico per l'Inter. Grazie a José Mourinho, ai suoi giocatori e a Massimo Moratti.
Visibilmente commosso l'allenatore, che si stringe prima in un grande abbraccio con capitan Zanetti e poi porta suo figlio José junior in spalle in giro per il campo. Si passa quindi alla premiazione per mano di Michel Platini e capitan Zanetti può alzare finalmente la tanto agognata "coppa dalle grandi orecchie". I giocatori si passano la Champions di mano in mano, tutti vogliono alzarla al cielo. E lo fa anche il tifoso numero uno, Massimo Moratti, mentre tutto lo stadio invoca Mourinho.
Al Bernabeu risuona l'inno dell'Inter e José Mourinho abbraccia il suo presidente. La squadra, con la coppa che passa di mano in mano, corre poi a gioire sotto gli spalti dei tifosi nerazzurri in delirio.
PRIMO TEMPO - Contro il Bayern Monaco, José Mourinho sceglie Chivu come laterale sinistro a completare la difesa composta da Maicon, Lucio e Samuel, davanti a Julio Cesar. Diga di centrocampo con Zanetti (alla 700esima presenza in nerazzurro) e Cambiasso, davanti il trio Pandev-Sneijder-Eto'o a supporto di Milito.
In uno stadio 'Santiago Bernabeu' completamente esaurito e infuocato come non mai, in mondovisione, dopo una coreografia d'incanto intrisa di tradizione spagnola, l'Inter scende in campo per conquistare la terza Champions League della sua storia. Un sogno che nella calda sera madrilena può diventare possibile grazie alla tenacia e alla forza di José Mourinho e del suo gruppo di giocatori. Ma grazie anche, e soprattutto, all'amore per i colori nerazzurri del presidente Massimo Moratti.
Nerazzurri subito all'attacco e pericolosi, già al 2', con Sneijder su punizione. Due minuti dopo il Bayern risponde con un insidioso cross di Olic per Muller, ma Samuel riesce a respingere di testa. Al 5' Milito doma un pallone difficile e serve Sneijder: assist in verticale per Pandev, ma a spazzare c'è Badstuber. Al 10' cross di Robben per Olic, conclusione rasoterra a lato di un soffio. Al 13' Altintop prova la conclusione, ma la difesa nerazzurra riesce a deviare in corner. Sul calcio d'angolo battuto da Robben, Julio Cesar esce in presa sicura. Al 16' cross di Robben dalla trequarti per Van Buyten, ma Maicon riesce ad allontanare. Al 18' pericolosissima la punizione di Sneijder dai 35 metri, ma Butt riesce a deviare con i pugni. Al 23' è ancora Bayern, con Robben che prova a concludere con un sinistro da dimenticare dopo un numero di Muller. Al 26' un'altra punizione battuta da Sneijder, ma Butt riesce a fare suo il pallone senza problemi. Al 32' altra conclusione da dimenticare per Muller. Al 33' cross dalla sinistra di Milito per Sneijder, ma Butt riesce a far suo il pallone. Al 35' Inter in vantaggio, grazie al tandem Milito-Sneijder: l'argentino, su rimessa di Julio Cesar dal fondo, serve di testa Sneijder, che gli restituisce poi il pallone rasoterra, per il gol del vantaggio, implacabile, di destro. Due minuti dopo altra grande occasione per l'Inter, con un contropiede Milito-Pandev-Eto'o, tutto di prima, ma a respingere in affanno c'è Van Buyten. Al 40' con un rasoterra Altintop cerca la conclusione, ma il tiro è debole e Julio Cesar blocca a terra senza problemi. Un minuto dopo ci prova Robben, ma il tiro di sinistro finisce a lato senza impensierire l'Inter. Al 43' Inter vicina al raddoppio, con un cross di Milito per Sneijder, ma Butt riesce a fare suo il pallone. Al 46' destro rasoterra di Van Bommel, ma il pallone finisce a lato. Dopo un minuto di recupero termina quindi 0-1 la prima frazione di gioco tra Bayern Monaco e Inter.
SECONDO TEMPO - La ripresa si apre senza cambi. Al 1' Bayern subito all'attacco, con Muller servito da Altintop, ma Julio Cesar fa una parata che vale un gol. Un minuto dopo, è quasi raddoppio nerazzurro, al 2', con Milito che serve Pandev, il macedone va al tiro ma Butt riesce miracolosamente ad alzare sopra la traversa. Al 9' punizione per l'Inter, batte Sneijder, ma la palla termina sopra la traversa, anche se di poco. Pochi istanti dopo Bayern pericoloso con Altintop, ma la conclusione finisce a lato. Al 18' scatta l'offensiva del Bayern, con una punizione di Robben che calcia forte, sul rimpallo scarica il destro Muller dai 13 metri, ma salva Cambiasso. Al 20' Robben pericolosissimo con un sinistro all'incrocio dei pali, ma ancora una volta Julio Cesar fa il miracolo. Al 25' della ripresa, dopo un grande salvataggio di Samuel, in contropiede parte l'Inter, con Eto'o che serve Milito, che dribbla la difesa avversaria e di destro beffa Butt. Raddoppio per il Principe, raddoppio per l'Inter, con esplosione di gioia. I tifosi nerazzurri, impazziti di felicità, invocano prima Milito e poi Mourinho. Al 46' Mourinho decide di regalare la standing ovation al suo bomber, che - sostituito da Materazzi - si gode l'applauso di tutto il Bernabeu. Una favola per il Principe. Dopo tre minuti di recupero termina la seconda frazione di gioco di Bayern Monaco-Inter: 0-2. I nerazzurri sono campioni d'Europa dopo 45 anni di lunghissima attesa, prima squadra italiana a conquistare il triplete.
BAYERN MONACO-INTER 0-2
Marcatori: 35' e 25' st Milito
Bayern Monaco: 22 Butt; 21 Lahm, 5 Van Buyten, 6 Demichelis, 28 Badstuber; 10 Robben, 17 Van Bommel, 31 Schweinsteiger, 8 Altintop (18' st Klose); 25 Muller; 11 Olic (29' st Gomez)
A disposizione: 1 Rensing, 13 Goerlitz, 26 Contento, 23 Pranjic, 44 Tymoshchuk
Allenatore: Louis Van Gaal
Inter: 12 Julio Cesar; 13 Maicon, 6 Lucio, 25 Samuel, 26 Chivu (23' st Stankovic); 4 Zanetti, 19 Cambiasso; 27 Pandev (34' st Muntari), 10 Sneijder, 9 Eto'o; 22 Milito (46' Materazzi)
A disposizione: 1 Toldo, 2 Cordoba, 17 Mariga, 45 Balotelli
Allenatore: José Mourinho
Arbitro: Howard Webb (Inghilterra)
Note. Ammoniti: 25' Demichelis, 30' Chivu, 33' st Van Bommel. Recupero: pt 1', st 3'. Spettatori: 78.000 ca.
inter.it
CONFERENZA STAMPA MOURINHO 15 GENNAIO Inserita il 15/01/10 - (0 commenti inseriti)
Mourinho: l'Inter affronta la gara con il Bari con tanti infortuni; mai come questa volta vale la sua idea secondo la quale 'la prosssima partita è sempre la più importante'. Il Milan può aspettare?
"Ovviamente, la partita con il Bari potrebbe darci tre punti esattamente quanti potrebbe darcene quella contro il Milan. Purtroppo, non siamo neanche in condizione di poter preservare qualche giocatore in vista del derby perchè siamo in pochi, ma nonostante tutti i problemi che abbiamo, non perdiamo la felicità di avere giocatori con una mentalità speciale che hanno fatto di tutto per recuperare il prima possibile e poter dare il proprio contributo alla squadra. Quello che ha fatto Marco Materazzi è una cosa assolutamente fuori dal normale: dopo un intervento, che anche se piccolo, ma pur sempre un intervento in artroscopia al ginocchio destro, in meno di una settimana dopo è stato già in condizione di giocare e questo è fantastico. Anche Cambiasso e Muntari, senza allenarsi tanto, sono riusciti a recuperare e ad essere in condizione di poter dare il proprio contributo. Anche Balotelli rientra a disposizione dopo la squalifica, non avremo Stankovic e Thiago Motta perchè sono infotunati. Continuano i problemi, ma persiste anche una mentalità di squadra veramente speciale, di una squadra che anche nei momenti di difficoltà c'è sempre e, per questa ragione, siamo ottimisti anche se affrontiamo una squadra come il Bari, una squadra bravissima che, a san Siro nella prima giornata del campionato in corso, ha lasciato un segnale di squadra con grandi qualità. Tante volte capita di giocare una partita bellissima e poi di disputare un campionato di livello medio-basso, invece il Bari non ha fatto questo perchè partita dopo partita, mese dopo mese, è arrivato alla fine del giorne di andata e continua a giocare al livello con il quale è arrivato qui a San Siro: fa punti, gioca, gioca molto bene e merita la sua attuale posizione in classifica.
Se invece di Bari-Inter domani ci fosse stato il derby, avrebbe rischiato qualche altro giocatore?
"No, non c'è nessuna possibilità. Come sapete non c'è nessuna possibilità di avere Chivu o Eto'o e lo stesso vale per Stankovic, Thiago Motta e Krhin. Santon sta meglio di Muntari, Cambiasso e Materazzi, gli ultimi due infatti si sono allenati oggi in gruppo per la prima volta, perchè già dall'inizio di questa settimana sta lavorando con normalità. Non si può dire che sia al 100 per cento della sua condizione perchè per essere al top avrebbe bisogno di giocare e avere minuti nelle gambe, ma dal punto di vista fisico sta assolutamente bene".
Il Milan ha chiesto di spostare la sfida contro l'Udinese di Coppa Italia in programma prima del derby. Che ne pensa Mourinho?
"Non è un mio problema. Noi abbiamo deciso con qualche rischio di disputare quella contro il Livorno a dicembre, l'abbiamo fatto con la consapevolezza del rischio di giocare a dicembre, ma con l'obiettivo di avere un gennaio un pochino più vuoto. Abbiamo rischiato e abbiamo fatto bene, il Milan non l'ha fatto, avrebbe potuto giocare a dicembre contro il Novara e questa settimana contro l'Udinese, ma non l'hanno fatto. Spostare la loro gara non è un mio problema".
Contro il Bari, potremo aspettarci un centrocampo composto da Zanetti, Cambiasso, Muntari e Sneijder o Cambiasso e Muntari dovranno fare una staffetta..
"Abbiamo questa possibilità, ma allo stesso tempo abbiamo Balotelli, Quaresma, Pandev e Milito che sono in una buona condizione per giocare e senza nessun tipo di problemi. Forse, sarebbe più logico scendere in campo con tre giocatori davanti, però vedremo, Cambiasso e Muntari sono convocati e potranno giocare. Anche Carlsen lo è, ovviamente un esordio in prima squadra è sempre un esordio, ma sarà in panchina e avremo a disposizione un giocatoe fisicamente molto forte, che deve ancora migliorare tanto, ma fisicamente è adatto a giocare una gara basata sulla corsa e sul ritmo perchè il Bari è una squadra molto veloce, che corre tanto e ha un contropiede molto veloce. Noi ci siamo, ovviamente manca qualcosa, ma ci siamo, abbiamo avuto una grande capacità di risposta contro il Chievo e il Siena, due partite difficili. Domani vedremo".
Considerando l'attuale posizione in classifica del Milan, secondo Mourinho l'ambiente rossonero bluffa continuando a parlare dello scudetto come di un'utopia e definenso la rimonta sull'Inter impossibile?
"Forse sono loro ad avere questa necessità, io non ho mai avuto necessità di bluffare. Per me è tutto molto chiaro: non ci sono campioni a gennaio, manca ancora tanto tempo alla fine del campionato e anche quelle squadre che sono dietro 12 o 13 punti, come la Roma o la Juventus, sono ancora in corsa per lo scudetto perchè manca tanto, tanto, tanto tempo. Per me le parole non sono importanti, ciò che conta è che il Milan sia lì, vicino a noi e che ovviamente abbia la possibilità di vincere lo scudetto. Io come allenatore dell'Inter e come una persona sempre ottimista penso il contrario, penso che l'Inter sia sufficentemente forte per arrivare prima in classifica a maggio, ma questo è il pensiero dell'allenatore dell'Inter".
Abbiamo molto apprezzato a Verona il sacrificio compiuto da Pandev e da Balotelli che anche Mourinho ha sottolineato. Crede che Mario stia incominciando ad evolversi anche dal punto di vista tattico e dello spirito con il quale scende in campo?
"A me non piace piace molto parlare di Mario perchè è capitato che quando ho parlato bene di lui sia successo qualcosa che mi ha costretto a fare un passo indietro; allo stesso modo, quando parlo di lui in modo negativo, la settimana successiva lui fa qualcosa che mi fa ricredere. Al termine della gara contro il Chievo, ho detto subito che avevo dimenticato le parole meno felici nei confronti di Mario, avevo dimenticato un cartellino giallo che lui aveva rimediato in modo naif, ma che in realtà che oggi possiamo definire perfetto perchè non abbiamo perso punti con il Siena e lui non avrà cartellini gialli nelle prossime partite, ma dimenticando tutto questo ho tenuto in conto il gran lavoro fatto da Balotelli nei 90' di gioco. È ovvio che quando lui lavora in questo modo diventa un potenziale titolare e potenzialmente può spingere anche l'allenatore a giocare in un modo più adatto a lui stesso, nel quale il giocatore possa esprimersi al meglio. Pandev è un altro giocatore che lavora per la squadra, l'ha fatto appena arrivato a Verona e ancora di più contro il Siena perchè era praticamente impossibile per lui giocare 90' ma, per la difficoltà della gara, per il risultato negativo e per l'allenatore che non aveva grandi opzioni in panchina, lui per necessità è rimasto in campo e ha giocato con questo tipo di mentalità. Anche con un giocatore come Sneijder che lavora tanto in fase difensiva, con uno come Milito che lavora anche lui tantissimo in questo senso e con uno come Quaresma che, non ha disputato una grandissima partita contro il Siena, ma a livello tattico sta migliorando tanto, in questo modo è molto possibile giocare in un modo più offensivo, con tanti giocatori d'attacco".
Mourinho conferenza stampa 8 gennaio Inserita il 08/01/10 - (0 commenti inseriti)
L’Inter è maltrattata. Ne è convinto José Mourinho, che nella conferenza stampa di presentazione della partita di domani sera contro il Siena, si lamenta per la disparità di trattamento di cui lui e i suoi giocatori sarebbero vittime rispetto ad altre squadre. Il riferimento del tecnico nerazzurro è alla multa che Mario Balotelli si è beccato per l’applauso ironico nei confronti dei tifosi del Chievo al momento della sua uscita in campo mercoledì e a quella che è stata inflitta alla società per i cori razzisti dei tifosi al’indirizzo di Luciano. Non solo. Il portoghese è arrabbiato anche per la squalifica di una giornata comminata ai suoi due collaboratori sempre in riferimento all’ultimo match di campionato.
BALOTELLI - Cominciamo proprio dalle parole di Mourinho su Balotelli. Quando gli viene chiesto che cosa pensi della reazione del giovane attaccante, che subito dopo il match con il Chievo aveva dichiarato che «il pubblico di Verona fa schifo», salvo poi fare una mezza marcia indietro a mente fredda, ecco la risposta dell’allenatore di Setubal: «Ci sono giocatori africani che arrivano in Europa e che in situazioni simili ignorano con tranquillità e con indifferenza (ai cori razzisti, ndr). Ci sono altri che reagiscono in modo negativo e hanno il diritto di farlo in accordo con la loro personalità. A lasciarmi sorpreso non è che Mario ha avuto cinque secondi di parole non felici perché magari dopo la partita lui è così. A lasciarmi sorpreso è come il potere ha reagito in questa situazione. Non ho capito perché l’hanno sanzionato. Io dico che deve entrare in campo e non ascoltare niente e nessuno, giocare e andare a casa. Però non è facile. Io con Mario preferisco analizzare quello che ha fatto per la squadra. In quest’ultima partita ha giocato molto bene anche in fase difensiva. Questo per me è importante. E non mi importa del giallo naif che ha preso, mi interessa quello che ha fatto in campo».
Lo ricorderemo come il Capodanno con la squadra ad Abu Dhabi, magari pensando che, complice il fuso orario, quelli del ritiro invernale 'al caldo' nel nuovo anno avranno 3 ore in più. Già: ma che cosa sono 180 minuti in più nella vita di un interista? Esattamente due partite, cioè un alito di vento in una lunga storia d'amore di oltre 100 anni.
Lo ricorderemo, questo 2009 che è andato via, soprattutto per il 17° scudetto, il quarto consecutivo di Massimo Moratti, il primo di José Mourinho, il frutto pregiato di una società e di squadra che hanno saputo cambiare alcuni fattori senza modificare il risultato.
Ed è proprio dalle ultime parole pronunciate nell'anno vecchio da Mourinho che vogliamo entrare nel 2010: "Meritiamoci la fortuna". Proprio così, andiamoci a cercare tutto quello che desideriamo trovare nel nuovo anno. Lavoriamo per arrivare alle vittorie. Pensiamo positivo. Attiriamo con l'impegno e la dedizione verso noi interisti gli astri del pallone e non solo quelli del calcio.
Con orgoglio. Sempre a testa alta. Con umiltà e altruismo. Mai ripiegati su noi stessi. Sempre convinti di poter dare e fare di più. Figli e padri di una passione che nessuno potrà mai fermare, che tutti può coinvolgere, che a tutto può portare.
Che sia un 2010 senza confini: nel nome dell'Internazionale di Milano, sempre.
Intervista Mourinho rai sport :"Amo l'Inter" Inserita il 24/12/09 - (0 commenti inseriti)
José Mourinho, nel 2009 è arrivato il suo primo scudetto italiano. Se lo aspettava?
"Mi aspettavo di vincere, con qualche difficoltà, però mi aspettavo di vincere. Devo ammettere che non è stato facile, ma alla fine siamo arrivati alle ultime partite con tranquiliità. Tuttavia non mi ricordo, davvero, di gare che siano state facili da vincere. Anche per questo è stato uno scudetto importante per me".
L'inizio della sua avventura italiana la immaginava così?
"Io dico sempre che quando uno sta fuori da una qualsiasi realtà, anche se pensa di conoscerla perché ha studiato, ha visto la tv, ha letto, finchè non vi si cala dentro non puoi mai conoscerla per davvero. Ricordo nel mio periodo al Chelsea di aver avuto con me Cudicini, Crespo e Shevchenko, giocatori che conoscevano il calcio italiano: con loro parlavo spesso, anche per questo qualcosa del vostro calcio già conoscevo prima di arrivare. Però bisogna viverla una realtà almeno per tre, quattro mesi, per conoscerla: è con l'esperienza quotidiana che si impara".
Che cosa ha ricevuto dall'Italia e che cosa ha dato all'Italia?
"Ho ricevuto un grande affetto dalle persone che lavorano con me e dai tifosi. Poi ora ho un curriculum migliore, perchè non sono tanti a poter dire di aver vinto in tre campionati diversi, due dei quali quello inglese e quello italiano, tra i più importanti al mondo. In cambio, penso di aver dato qualcosa al mio club, ma poco o niente al calcio italiano".
Perché poco o niente?
"Questo è quello che leggo, quello che sento. Sono venuto in Italia solo per dare qualcosa al club che mi ha portato qui: sotto questo punto di vista posso dire che non mi rimprovero nulla. Tutti i giorni faccio il massimo per l'Inter, anche se qualche volta continuo ad avere un 'problema' che per qualcuno è una grande qualità, mentre per altri un difetto, ossia di non preoccuparmi della mia immagine, ma di essere disposto a tutto pur di difendere la mia società. Non sono venuto qui per dare qualcosa al calcio italiano e il calcio italiano non mi deve dare niente".
Vuole quindi dire che Mourinho non ha ancora lasciato un'impronta sull'Inter?
"Risposte di questo genere non ne devo a nessuno: chi giudica il mio lavoro sono il mio presidente, la mia società ed io stesso".
Scudetto al primo colpo, primo posto in classifica nel campionato in corso, qualificazione agli ottavi di Champions League e ai quarti di Tim Cup: non male. Alla luce di questi risultati, non ci sono forse un po' troppe critiche nei suoi confronti?
"Non lo so e non mi preoccupa: quello che mi importa è che la mia carriera è sempre stata costellata di vittorie. Sono arrivato al Porto e ho vinto il campionato. Sono arrivato al Chelsea e ho vinto il campionato. Sono arrivato all'Inter e ho vinto il campionato. Quando andrò in club e non vincerò subito il campionato, allora sì che sarà una delusione per me. Quando uno si abitua alle vittorie, poi quando non vinci è difficile. Vediamo se riuscirò a ripetere con l'Inter quello che ho fatto col Porto e col Chelsea. Col Porto ho vinto due campionati, col Chelsea ho vinto due campionati. Spero ora di fare altrettanto con l'Inter".
È questo uno degli obiettivi del 2010?
"Certo, ovviamente. Lo scudetto numero 18, dopo i 17 che l'Inter ha già conquistato: 17 campionati veri, 17 campionati puliti. Una delle domande a me stesso, e a quelli che lavorano con me, infatti è: come è possibile che questo club, con questi giocatori, con questi allenatori, non vinceva niente? Questo mi chiedevo in passato, dal di fuori. Dopo, però, abbiamo capito tutti il perché: anche l'altro giorno ho visto un programma interessante in tv (Operazione offside, la prima docufiction su Calciopoli, ndr) e mi ha fatto male. Per fortuna avevo mangiato poco... perché mi ha fatto veramente un male incredibile. Se dovessimo vincere il campionato numero 18, che per me e per quelli che lavorano con me da tanti anni vorrebbe dire il sesto, sarebbe fantastico. Penso che potremmo farcela: però, ovviamente, dico questo con rispetto, perché il campionato italiano è difficile, e le squadre che ci inseguono non mollano, perché hanno lo stesso desiderio nostro di vincere".
Qual è stato l'sms più simpatico che ha ricevuto dai suoi ex giocatori del Chelsea dopo il sorteggio?
"Tutti sms simpatici. Ma di solito con me succede così: quando finisco il mio lavoro in un club, di solito i giocatori che mi hanno conosciuto e anche le altre persone del club non si dimenticano di me. Con questi ragazzi, del Chelsea, non è diverso: abbiamo vinto, provato emozioni insieme per tre anni, ed è normale che sia così. Però, quando arriverà il momento di giocare, come vorrò vincere io vorranno vincere anche loro".
Adesso il 'maestro' sarà costretto a eliminare gli allievi?
"Non è questione di maestro e di allievi: abbiamo vinto insieme, siamo amici, è così. Loro negli ultimi anni hanno avuto una storia in Champions League che da un lato dimostra che questa competizione è sempre un punto interrogativo enorme, dall'altro lato che però la forza del Chelsea perché ha giocato due semifinali di Champions con me e poi ha fatto una finale e un'altra semifinale. Negli ultimi cinque anni il Chelsea ha disputato quattro semifinali, mentre l'Inter ha fatto esattamente il contrario. Nelle ultime stagioni è stata eliminata: negli ottavi di finale dal Manchester United e prima con Mancini dal Valencia e dal Liverpool negli ottavi, dal Villarreal nei quarti. Questa è una storia completamente diversa, in questa doppia gara noi dovremo fare tutto il possibile per invertire la situazione. Dovremo eliminare il Chelsea ad un turno nel quale non è mai stato eliminato, e l'Inter dovrà superare una barriera che non supera da qualche anno".
Di sicuro si può dire il Chelsea non ha segreti per José Mourinho visto che è fondamentalmente la stessa squadra costruita da Mourinho?
"Di undici, nove giocavano già nel periodo nel quale allenavo il Chelsea, solo il terzino destro e uno dei due centravanti sono cambiati. In effetti sono tanti. Penso che noi possiamo dire che loro siano una delle squadre più forti della prima fascia del sorteggio e penso che sia anche giusto che loro dicano che noi siamo una delle due più forti che poteva capitare delle seconde classificate. In partenza abbiamo entrambe il 50 per cento di superare il turno".
Che cosa piace di più a Mourinho dell'Italia?
"Come Paese ho poco da dire perché lo vivo poco, lo vivo davvero troppo poco per dare un giudizio positivo o negativo. Se dicessi qualcosa di positivo, pensereste che voglio fare il simpatico; se dicessi qualcosa di negativo non sarebbe giusto perchè non so abbastanza del vostro paese per fare una valutazione. La cosa più bella che ho del calcio italiano è la medaglia di campione d'Italia, l'obiettivo per cui sono arrivato qui: per vincere un campionato al primo tentativo, per vincere un campionato del quale quale tutti voi dite che è giocato dai migliori. Questa settimana ho letto un'intervista di un allenatore di serie C dalla quale risulterebbe che lui dovrebbe sedere al mio posto e che io non sono nessuno per stare qui. Avere quella medaglia, mia e di nessun altro allenatore, questo è ciò che mi ha fatto più piacere".
Cosa le piace di meno?
"Ciò che mi è piaciuto di meno...? Meglio non dirlo, mi ero già preparato psicologicamnete per continuare a vivere senza parlare molto. Preferisco il basso profilo, ora".
Soltanto ottimismo?
"La vita mi ha insegnato a essere ottimista nel calcio: vinco, vinco, vinco; è normale che sia ottimista".
Inserita il 15/12/09 - (0 commenti inseriti) Che cosa si sente di dire in merito all'episodio del post partita di Bergamo?
"Per prima cosa, grazie per avermi dato l'opportunità di dire qualcosa su quanto accaduto perchè, da domenica fino a oggi, ho sentito e letto tante cose da parte di tante persone. Sembra che per molti la verità sia solo una e che sia proprietà solo di qualcuno. Grazie ancora per l'oppotunità che mi sta dando. Prima di tutto, come sempre, è importante essere onesto e voglio dire che sì, è vero, ho insultato un vostro collega giornalista. È vero che ho utilizzato una parola che non posso ripetere qui, però è una parola che tutti noi conosciamo e che tutti noi consideriamo una offesa. Però non è vero che ho aggredito il giornalista, che c'è stato un tentativo di aggressione: niente di tutto questo è vero. Nello stesso modo nel quale dico che è vero che c'è stata l'offesa, allo stesso modo dico che non è vero che c'è stato un tentativo di aggressione. Come siamo arrivati a questo punto? Credo questa possa essere la prossima domanda che qualcuno di voi mi vuole rivolgere. Non è stata solo una conseguenza, ma un processo che ha origine nei mesi passati. L'altra domanda che forse vorrete farmi è a chi possa essere imputata la colpa di questa escalation. Io certamente dirò che è colpa mia, perchè sono stato io ad aver utilizzato quelle parole, però la colpa è anche del vostro collega, perchè sapeva perfettamente quale fosse la situazione, e la colpa è anche di qualche mio collaboratore dell'Inter, che non lavora nell'area tecnica, ma in un'altra area, e che quindi ha un altro tipo di responsabilità: sapeva anche lui, o anche loro, di questa situazione e che non hanno fatto niente per cambiare la situazione prima che io offendessi il giornalista. Ripeto da molto tempo che non mi piace avere un giornalista accanto al pullman che ascolta le interviste perchè quello è uno spazio solo nostro, d'intimità. Dopo la gara ci sono la sala stampa e la zona mista come luoghi deputati allo svolgimento del vostro lavoro. Avere la possibilità di stare accanto alla porta d'accesso al pullman significa trovarsi in una postazione privilegiata per carpire emozioni, frustazioni o sentimenti che si provano dopo una partita. Sono mesi che ripeto di non volere un giornalista accanto alla porta del pullman come forma di protezione alla mia squadra. Sbagliando o non sbagliando, come allenatore ho il diritto di decidere, ma partita dopo partita ho sempre trovato il vostro collega nello stesso posto, vicino alla postazione di Inter Channel, che è un organo d'informazione, ma diverso dagli altri, come sapete tutti ha con la squadra un rapporto completamente diverso. Sono tante partite che ripeto la stessa cosa e tutti sanno in questo club che io non voglio che si verifichi questa situazione: Inter Channel lo sa, il mio dipartimento stampa lo sa, l'area sicurezza lo sa. Tre o quattro partite fa avevo già detto al signor Ramazzotti che non avrei voluto che lui fosse accanto al pullman della squadra ad ascoltare le interviste, poi gliel'ho ripetuto. Gliel'ho ripetuto anche a Barcellona, ho detto alla sicurezza e a Roberto Scarpini che non volevo fosse lì e a Bergamo, dopo la partita, per la prima e unica volta, invece di domandare 'che cosa fa questo signore qui?', ho utilizzato due volte una parola che non dovevo utilizzare. È questa la mia storia. È un peccato che il signor Ramazzotti non sia qui oggi perchè sicuramente avrebbe potuto confermare che è vero quello che ho appena detto: nessuna aggressione fisica, ma un'offesa per due volte con un termine che avete già capito e che non ho bisogno di ripetere. Questo processo è la conseguenza di una situazione che non mi piaceva e, come allenatore, credo di avere tutti i diritti per ammetterlo. Sono d'accordo sul fatto che non ho il diritto di utilizzare queste espressioni. Arriviamo a toccare l'ultimo punto ed è l'ultimo: se ho intenzione di scusarmi con lui pubblicamente la risposta è no perchè la situazione non era pubblica. La situazione è stata resa pubblica dal vostro collega. Era privata tra me, il vostro collega e Roberto Scarpini e davanti a loro non avrò alcuno problema a parlare da uomini, ho sempre creduto che in questo modo i problemi si possano risolvere facilemente in tre o quattro minuti. Ma voglio mettere fine a questa storia e il miglior modo per farlo è con un po' di buonumore e, quindi, mi aspetto da lui un regalo di Natale perchè se fino a pochi giorni fa il Ramazzotti famoso era Eros, adesso il Ramazzotti famoso è Andrea. Adesso, ovviamente, dovrò presentarmi, accompagnato dal dottor Stefano Filucchi (ndr.: vice direttore generale di F.C. Internazionale) davanti al procuratore federale, al quale ribadirò esattamente quello che ho detto a voi. Non cambierò neache una parola perchè è stata esattamente quella che ho appena raccontato la situazione".
È parso sinceramente vergognoso quello che è successo domenica pomeriggio a Bergamo, la riteniamo qualcosa di pubblico perchè avvenuto in uno spazio al quale, solitamente, hanno accesso giocatori e giornalisti. Al di là di questo, non pensa sia stato veramente grave quello che ha fatto visto che in questo perido si parla molto di insulti, parole, tensioni. Danno fastidio gli insulti a Balotelli e sono gli stessi che Mourinho ha rivolto al collega Ramazzotti senza alcun motivo. Probabilmente in Inghilterra l'avrebbero già esonerata: non crede di dover chiedere scusa, non solo al giornalista, ma anche a tutti coloro che seguono il calcio ogni domenica? "In Inghilterra non sarebbe mai potuto accadere perchè è impossibile per un giornalista lavorare al di fuori del suo spazio di lavoro. Lì il giornalista lavora in sala stampa, in zona mista, nella zona alla quale il pass gli dà accesso".
Ma non esiste alcun motivo al mondo per utilizzare quelle parole. Poteva accadere anche in una sala conferenze. Non perchè un giornalista accede ad uno spazio, per il quale tra l'altro è stato autorizzato, che un allenatore interviene per cacciarlo. È una questione di educazione, è un fatto gravissimo... "Sì, è un fatto gravissimo così come lo è il fatto che una persona non rispetti le regole. Ci sono delle regole che vanno rispettate, io ho utillizzato la stessa parola per due volte, non sono soddisfatto di averlo fatto. Se incontro il suo collega e lui mi darà la possibilità di parlare con lui, come due uomini e non come un uomo e un bambino, avrò il piacere di farlo e di spiegarli del processo che ha portato a quel determinato momento e di chiedergli scusa per le parole che ho utilizzato nei suoi confronti. Non c'è nessun problema per me. Però dico, allo stesso modo, che, se la prossima volta che l'Inter giocherà fuori casa, se lo ritroverò in quello spazio lo allontanerò perchè lui non può lavorare in quello spazio".
Ma il collega era stato autorizzato, quindi forse non era il caso di scatenarsi nei suoi confronti...
"Adesso lo so ed è per questo che dico che il colpevole di questa situazione sono io che ho offeso, il giornalista che ha provocato le mie offese e coloro che non hanno svolto bene il loro lavoro. Questa è la mia opinione".